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La democrazia antifascista nei programmi della Democrazia cristiana di Mario G. Rossi pubblicato su Italia Contemporanea n. 239-240 , giugno-settembre 2005

La sottolineatura del ruolo della Democrazia cristiana come architrave delle forze moderate della Resistenza ha portato a trascurare i contenuti più avanzati delle sue proposte programmatiche. Tanto più vi ha contribuito l’estendersi delle interpretazioni revisioniste, interessate ad accentuare la contrapposizione fra moderati e radicali nel movimento antifascista e a ridimensionare la spinta al cambiamento della Resistenza nel suo insieme. La scelta antifascista significò invece anche per le forze moderate l’esigenza di un profondo cambiamento rispetto non solo al regime fascista, ma anche all’Italia liberale. Nel caso della Dc, accanto agli obiettivi del decentramento amministrativo e del regionalismo, già presenti nella sua tradizione, emerge il nuovo ruolo attribuito allo Stato, chiamato a operare sul terreno delle riforme sociali e a intervenire anche nell’ambito economico, a sostegno della centralità del lavoro, nel quadro di un’economia regolata e non più affidata soltanto alla libertà del mercato. Una significativa conferma dello spessore del processo di rinnovamento legato all’antifascismo.


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