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Discorso a Sant’Anna di Stazzema alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Mar 2, 2020 | Comunicati, In evidenza

Discorso pronunciato dal Presidente Paolo Pezzino alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Sant’Anna di Stazzema, in occasione della cerimonia per il 50° anniversario della concessione della medaglia d’oro al valor militare.

Signor Presidente della Repubblica, signor Sindaco, autorità civili e militari, cittadine e cittadini di Sant’Anna di Stazzema, Signore e Signori

in questi luoghi il 12 agosto del 1944 si è compiuta una delle più orrende stragi di civili italiani della Seconda guerra mondiale. Reparti tedeschi, tra i quali erano presenti uomini che parlavano la nostra lingua, hanno massacrato per ore bambini, donne e anziani. Prima di salire a Sant’Anna avevano ucciso a Mulina di Stazzema don Fiore Menguzzo e la sua famiglia. Dopo Sant’Anna, a Valdicastello, uccisero altri civili e altri ancora ne deportarono.

Il contesto storico della strage è ormai chiaro: essa si inquadra in quella particolare fase del conflitto in Italia che si apre con l’arretramento dell’esercito tedesco sulla così detta Linea Gotica. In zone di grande rilievo strategico, come i monti a ridosso della Versilia, le Apuane o la Lunigiana, i tedeschi soffrivano la presenza di numerose formazioni partigiane, di diverso orientamento, e l’intensificazione della loro attività, anche a seguito dei proclami di Alexander dopo la ritirata tedesca da Roma. Nella zona arrivò in quei giorni la XVI SS Panzer-Grenadier Division, comandata dal generale Simon, un fanatico nazista, impiegata in numerose azioni di lotta alle bande, che per lo più si concretizzavano in stragi della popolazione civile, accusata, a torto o a ragione, di proteggere la guerra partigiana.

L’eccidio di Sant’Anna si inserisce all’interno di un ciclo operativo di “lotta alle bande” che iniziò ai primi di agosto, colpendo vari territori del pisano, continuò in Versilia, investì, dopo Sant’Anna di Stazzema, le Apuane, per poi proseguire, al di là dell’Appennino, nella operazione di Monte Sole, contro le popolazioni di tre comuni, Marzabotto, Grizzana e Monzuno. Le fonti tedesche parlano di rastrellamento di partigiani, in realtà si trattava di azioni terroristiche di ripulitura del territorio, veri e propri massacri di tutti coloro che venivano trovati all’interno dell’area delimitata come quella da “bonificare”.

Dopo la fine del conflitto la memoria dei superstiti è rimasta isolata da quella della comunità nazionale, chiusa in un dolore incomunicabile. La causa principale di questo sentimento va ricercata nella mancata giustizia: un’inchiesta dell’esercito statunitense aveva, subito dopo i fatti, correttamente individuato il reparto tedesco responsabile, ma nessuno è stato per decenni chiamato a rispondere in tribunale di quanto è stato perpetrato a Sant’Anna, tranne il generale Simon, condannato a morte a Padova nel 1947 da una corte militare inglese, e liberato dopo aver scontato pochi anni di carcere. Inoltre Walter Reder fu giustamente assolto dal tribunale militare di Bologna dall’accusa di avere comandato e diretto la strage. Solo all’inizio del millennio, a oltre mezzo secolo dagli avvenimenti, la Procura militare di La Spezia, diretta da Marco De Paolis, ha meritoriamente cominciato a indagare nuovamente sulla strage, e solo nel 2005 il Tribunale militare ha pronunciato una sentenza di condanna per alcune SS imputate.

Le successive vicende hanno visto la sentenza confermata nei vari gradi di giudizio della magistratura militare italiana, ma vanificata sia dal rifiuto delle autorità tedesche di concedere l’estradizione o di far scontare la pena in Germania ai condannati, sia dai non luogo a procedere ribaditi dalla magistratura tedesca nei confronti degli stessi militari condannati a La Spezia e di altri loro commilitoni. Si aggiunga il rifiuto dello Stato tedesco di riconoscere gli indennizzi disposti dalla magistratura italiana: tutto ciò ha confermato i superstiti e i parenti delle vittime nella convinzione che giustizia non è stata compiutamente fatta (senza contare che una giustizia che arriva a sessanta anni dai fatti non può essere considerata sostanzialmente tale).

Certamente, i tempi del riconoscimento istituzionale delle sofferenze non hanno corrisposto alle aspettative di chi ha subito lutti così pesanti, e bisognò aspettare il 1959 perché una delle vittime di Sant’Anna ricevesse la medaglia d’oro al valor civile: si trattava di don Innocenzo Lazzeri. Dopo di allora nessun altro riconoscimento, fino agli anni Settanta, che rappresentarono una svolta nelle politiche della memoria.

Il 28 febbraio 1970 a Sant’Anna di Stazzema fu concessa la medaglia d’oro al valor militare, e nello stesso anno, il 2 novembre, il Presidente della Regione Toscana, Lelio Lagorio, in visita a Sant’Anna di Stazzema, definì il paese luogo di memoria della Toscana. Da allora la Regione Toscana ha investito molto su Sant’Anna di Stazzema.

Nel 1971 nasce l’associazione Sant’Anna di Stazzema 12 agosto ‘44, comunemente conosciuta come Associazione Martiri di Sant’Anna, con lo scopo di mantenere vivo il ricordo e la memoria dell’eccidio e stimolare le istituzioni locali e centrali ad un impegno più concreto.

Nell’autunno del 1982 nelle vecchie scuole elementari venne inaugurato il Museo storico della Resistenza, alla presenza del Presidente della Repubblica Sandro Pertini: per la prima volta saliva a Sant’Anna la massima carica dello Stato.

Nel 1991 fu istituito con legge regionale il Comitato per le onoranze ai martiri di Sant’Anna.

Una nuova stagione di riconoscimenti iniziò nel 1999 nel nome di un altro sacerdote, don Fiore Menguzzo, al quale fu concessa la medaglia d’oro al valor civile alla memoria. Seguì il 3 febbraio 2003 la medaglia d’oro alla memoria a Genny Bibolotti Marsili, raffigurata in una copertina de “La Domenica degli italiani” del 1945 nell’atto di lanciare uno zoccolo contro un tedesco, sviandone l’attenzione dal figlio nascosto dietro la porta della stalla dove erano stati rinchiusi. Poco più di un anno dopo, il 12 ottobre 2004, fu concessa la medaglia a Milena Bernabò, superstite della strage ancora vivente, e il 17 maggio 2012 a Cesira Pardini, anch’essa vivente. Onorificenze tedesche sono state concesse a Enio Mancini ed Enrico Pieri.

In questo nuovo clima Sant’Anna  di Stazzema ottenne un riconoscimento legislativo a livello nazionale, con la legge 11 dicembre 2000, n. 381, che erigeva il paese a Parco nazionale della pace, ed oggi finalmente, con la creazione all’interno del Comune dell’Istituzione che ne  gestirà le iniziative, si è concluso un processo che fa di Sant’Anna un luogo della memoria  nazionale e europeo, dove gli esiti della ricerca storica e la memoria degli orrori della guerra dialogheranno per rappresentare un punto di riferimento per la comunità nazionale e internazionale.

La sua autorevole presenza, Signor Presidente, ne è la migliore dimostrazione, e a nome del Comitato scientifico dell’Istituzione Parco nazionale della pace di Sant’Anna di Stazzema,  che ho l’onore di presiedere, Le esprimo viva gratitudine  per essere qui con noi a commemorare i cinquant’anni della concessione della medaglia d’oro alla comunità di Sant’Anna.

Grazie.

Paolo Pezzino