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    Attestato di benemerenza ad Aldo Ravelli dal Comune di Bollate

    BOLLATE (MI)
    lunedì 25 aprile 2016, ore 12:15

    In occasione del 25 aprile 2016 il Comune di Bollate ha deciso di conferire un attestato di benemerenza alla memoria del suo illustre cittadino Aldo Ravelli, grande operatore di Borsa, fiero antifascista fin dal 1922 e deportato nel campo di Mauthausen. Alla presenza del sindaco di Bollate Francesco Vassallo, dei famigliari di Ravelli e di un pubblico molto numeroso, nella sala conferenze della Biblioteca civica in Piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, ha parlato il prof. Massimo Castoldi, direttore della Fondazione Memoria della Deportazione intestata ad Aldo Ravelli e a sua moglie Pina Clerici. Castoldi ha ricordato come la Fondazione fosse nata da un progetto dello stesso Ravelli e di Gianfranco Maris, scampati alla morte nel campo, e ha ricordato la loro comune intenzione di dar vita a un’istituzione che fosse, diceva Maris, “un rigoroso punto di riferimento di una grande offensiva culturale, capace di svolgere anche un’attiva azione didattica rivolta soprattutto alle nuove generazioni”. Aldo Ravelli e Pina Clerici nacquero a Bollate (MI), lo stesso giorno, il 31 luglio 1911. Si conobberro adolescenti e si sposarono nel 1937. Aldo all’epoca aveva iniziato a lavorare presso lo studio di agenti di cambio Birassi-Rossi, e nel giro di pochi anni diventò uno dei più importanti operatori di piazza Affari, tanto che tra i suoi clienti figurano i più grandi industriali di quegli anni. Antifascista fin da adolescente, dopo l’8 settembre si schierò in favore della Resistenza e, sfollato con la famiglia a Sant’Ambrogio (VA), aiutò anche numerosi ebrei a fuggire in Svizzera, nonché sostenne i partigiani con diverse operazioni finanziarie. Fu poi arrestato su delazione e avviato alla deportazione: da Fossoli a Mauthausen, dove giunse nell’agosto 1944. Fu liberato dall’esercito americano il 5 maggio 1945. Pina gli fu sempre accanto, condividendone gli ideali, e rischiando più volte la vita prima nel tentativo di organizzargli la fuga da San Vittore, poi nel sostenerlo nella prima fase della sua deportazione. Aldo Ravelli morì il 16 giugno 1995, Pina il 12 agosto 2011. Castoldi, ricordando anche il giovane partigiano deportato di Bollate Vincenzo Attimo, morto a Flossenbürg nel 1944, ha ribadito quanto sia importante parlare di Deportazione il 25 aprile, primo giorno della memoria nella storia d’Italia, così come non si può dimenticare la Resistenza e l’antifascismo il 27 gennaio. Ha insistito inoltre sulla scelta antifascista del giovane Ravelli, che già nel 1922, come spiega Ravelli nella sua intervista a Fabio Tamburini (Milano, Longanesi 1995), decise da quale parte stare, dopo aver visto due fascisti picchiare brutalmente un uomo davanti a casa sua. Questo fu uno tra le migliaia di episodi che segnarono l’Italia dopo il 28 ottobre 1922: distruzioni, violenze, devastizioni, uccisioni. Sono le prime vittime del fascismo che nessuno ricorda, ma che permisero al dodicenne Aldo Ravelli e, purtroppo a pochi altri, di capire cosa il fascismo sarebbe stato e a cosa avrebbe inevitabilmente portato. Castoldi ha poi raccontato alcuni episodi della vita di Ravelli, soffermandosi in particolare sui rapporti tra mondo della finanza e Resistenza e sui temi sempre più attuali della Resistenza civile.

    Tipologia: 25 Aprile. Eventi e News. Istituti associati. Ricorrenze. Vita dell'Istituto.

    Notizia inserita da: Fondazione Memoria della deportazione archivio biblioteca "Pina e Aldo Ravelli"

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