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Il Centro studi movimenti ha pubblicato su Youtube gli interventi del convegno Il potere dell’Utopia: Arti, cultura e immaginario nel ’68, organizzato negli scorsi 26 e 27 ottobre 2018 a Parma dal Centro studi stesso in collaborazione con la Biblioteca Franco Serantini di Pisa e l’Archivio Marco Pezzi di Bologna, e con il sostegno della Regione Emilia Romagna.

Nella prima sessione di venerdì pomeriggio ‒ Un immaginario planetario ‒ lo sguardo si è rivolto fuori Italia, a quei paesi in cui fin dai primi anni Sessanta si manifestarono le inquietudini giovanili che poi esplosero nella contestazione del 68. Ad aprire è stato Alberto Mario Banti, che ha ripercorso le prime forme di controcultura di massa, animata soprattutto dal successo della musica rock e del nuovo cinema di Hollywood. Valentina Agostinis, poi, ha raccontato la swinging London e i fermenti che da lì avrebbero conquistato il mondo occidentale. Andrea Mecacci ha riflettuto sul Pop come fenomeno culturale che, ben lungi dal limitarsi alla sua espressione più nota, la Pop Art, investì ogni aspetto della vita del secondo Novecento, dal gusto estetico individuale all’immaginario collettivo, dagli oggetti quotidiani agli ambienti urbani. Il Maggio francese e la sua esplosione di creatività sono invece stati al centro della relazione di Antonio Benci.

Sabato mattina, i relatori della seconda sessione, Tra arte e politica, hanno mostrato come la mobilitazione del ’68 abbia investito le arti nel loro complesso e portato molti artisti a farsi mezzo di espressione delle tensioni che pervadevano il mondo giovanile; dalla letteratura (Luigi Weber) alla musica (Diego Giachetti), dal cinema (Christian Uva) al teatro (Margherita Becchetti), dall’arte figurativa (Cristina Casero) alla fotografia (Lucia Miodini).

Nell’ultima sessione di sabato pomeriggio ‒ Nuovi spazi per la politica ‒ è stato raccontato il modo in cui, arricchita di tutte queste suggestioni, la comunicazione politica dei movimenti riuscì a immaginare forme e modi nuovi per raccontarsi, da filmine e cinevolantini (Milo Adami) ai dazebao (Franco Bertolucci) e ai manifesti (William Gambetta). Ha chiuso il convegno la riflessione di Alberto Molinari su come quella stagione di conflitti si sia riverberata anche nell’universo dello sport, facendo emergere le contraddizioni inscritte in uno dei più importanti fenomeni di massa e mettendo in discussione la sua presunta neutralità e separatezza.