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Dimensioni militari e politiche della Resistenza di Santo Peli pubblicato su Italia Contemporanea n. 237 , dicembre 2004

La guerra partigiana è una guerra politica. Ciò implica che, accanto all’obiettivo della liberazione del territorio nazionale, è altrettanto decisivo il come vi si arriva. Una razionalità puramente militare è estranea all’orizzonte della Resistenza organizzata, ed è indispensabile riflettere sul condizionamento notevole, sia sul piano degli avvenimenti che sul piano della loro interpretazione, esercitato dalla compresenza ineliminabile di aspetti militari e di aspetti politici. L’analisi dei modi in cui si realizzano l’afflusso di massa nelle formazioni partigiane nella primavera-estate del 1944 e la creazione di zone libere e repubbliche partigiane permette di esemplificare questi intrecci, mettendo in evidenza le contraddizioni tra le scelte di efficienza e di sicurezza immediate e la strategia che privilegia il numero, la visibilità, in vista del più largo coinvolgimento possibile. L’evidente subalternità degli aspetti militari agli obiettivi politici della Resistenza contribuisce anche a innalzare i costi della guerra partigiana, prima in termini di vite umane, di partigiani uccisi e di civili vittime della repressione terroristica, e poi in termini di distorsioni e di censure storiografiche. Ma senza i partiti politici, senza il progetto di riscattare la nazione con una drastica rottura del sistema politico, la Resistenza di cui stiamo discutendo non sarebbe esistita. Dopo vent’anni di dittatura e otto anni di guerre imperiali, solamente una costante opera di alfabetizzazione politica, di inquadramento, di comando, e la capacità di imporre forzature e violente torsioni all’esistente, permettevano di progettare un reale cambiamento dello Stato e della società italiana. Il successo solo parziale di questo progetto va analizzato a partire dalle enormi difficoltà del contesto nel quale prende vita; la pura deprecazione della "politicizzazione" della guerra di liberazione è invece strumentale a un’operazione di semplificazione antistorica.


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