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Italia e Santa sede di fronte ai disordini del 1929 in Palestina di Paolo Zanini pubblicato su Italia Contemporanea n. 264 , settembre 2011

La Rivolta araba dell’agosto 1929 costituì una svolta nella storia della Palestina mandataria. Essa, però, appare interessante anche per valutare l’atteggiamento cattolico nei confronti del sionismo. In Italia, dove quei fatti ebbero grande eco, si cercò di riproporre un ruolo nazionale nella regione, sfruttando il fattore religioso. Simili tentativi, che raccolsero il consenso di importanti ambienti cattolici e del governo, non riuscirono a far breccia presso la Santa sede ove altri e diversi erano i timori generati dalla rivolta del 1929, attorno a cui i principali rappresentanti vaticani nella regione, Barlassina e Valeri, elaborarono valutazioni diverse. Barlassina vide nella rivolta e nel massacro di Hebron la reazione degli arabi alle prepotenze dei sionisti; Valeri, pur contrario agli obiettivi del sionismo, ritenne che ogni radicale ripresa del nazionalismo arabo fosse pericolosa per gli interessi cattolici. La rivolta del 1929, così, appare un avvenimento attraverso cui leggere le diverse sensibilità esistenti tra le frange più nazionaliste del cattolicesimo e la politica della Santa sede e, al tempo stesso, per valutare le differenti posizioni presenti all’interno della gerarchia cattolica rispetto alla questione della Palestina.

L’articolo è disponibile alla pagina: Franco Angeli Edizioni - Italia e Santa sede di fronte ai disordini del 1929 in Palestina


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