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Abstracts della rivista

Abstract del numero 214, marzo 1999
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    pubblicato sul numero 214 di Italia contemporanea, marzo 1999 Abstract: Il saggio analizza il ruolo che le logge massoniche dipendenti dal Grande Oriente d’Italia svolsero nella “colonia” degli italiani di Buenos Aires a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento fino agli anni trenta. Viene esaminata la specificità dell’associazionismo massonico all’estero rispetto alle variegate forme dell’associazionismo italiano nelle colonie di emigrati e la presenza quantitativa e qualitativa dei massoni italiani nella comunità. In particolare vengono analizzati gli obiettivi della capillare partecipazione, in ruoli generalmente direttivi, dei massoni nelle associazioni, nei giornali e nella vita della “colonia” in generale; i rapporti con il Grande Oriente d’Italia e con la massoneria argentina e la collocazione sociale, economica e politica dei massoni. L’ipotesi da cui si è partiti è che la massoneria italiana a Buenos Aires abbia in buona misura controllato e condizionato la vita della “colonia”, almeno fino al primo decennio del Novecento, attraverso una sua presenza organizzata nelle associazioni e nella stampa. Dalle fonti analizzate tale influenza esce confermata: i motivi vanno ricercati principalmente nelle caratteristiche dell’emigrazione italiana di Buenos Aires e nel ruolo di élite politico-intellettuale che la massoneria italiana vi svolse. La presenza dei singoli massoni nei numerosissimi sodalizi e nei numerosissimi periodici italiani, ma soprattutto nel quotidiano italiano più diffuso della città, “La Patria degli italiani”, non risulta frutto di scelte individuali. Dalle fonti emerge infatti l’esistenza di un progetto politico e pedagogico della massoneria italiana della città, contraddistinto dall’ambizione di “esportare” le idee universali della massoneria (laicità, anticlericalismo, positivismo, liberalismo) più o meno radicaleggianti, nel mondo “profano” all’esterno delle chiuse logge. Il “periodo d’oro” della massoneria italiana agli inizi del Novecento cominciò a tramontare; in seguito, l’avvento del fascismo e l’eliminazione della massoneria in Italia portarono a un ulteriore ridimensionamento della massoneria italiana di Buenos Aires. Il Grande Oriente d’Italia si trasferì in esilio in Francia e la massoneria italiana della capitale argentina perse gradualmente molta della sua identità. Tuttavia, la difficoltà del regime fascista a fare breccia nella “colonia” con i suoi nuovi valori, dimostra quanto fossero duri a morire i contenuti libertari e democratici che erano penetrati nell’associazionismo italiano di Buenos Aires, anche grazie alla massoneria italiana della città.


  • Mario G. Rossi Resistenza e storia d’Italia nell’opera di Ernesto Ragionieri pubblicato sul numero 214 di Italia contemporanea, marzo 1999 Abstract: La Resistenza come snodo decisivo della storia dell’Italia contemporanea costituisce uno dei temi principali dell’opera storiografica di Ernesto Ragionieri. Non solo perché essa segna l’inizio della nuova Italia democratica e repubblicana, ma perché in essa il movimento operaio assume un ruolo determinante, che ne legittima la candidatura alla guida del paese, rinnovato nelle sue istituzioni e nella sua classe dirigente. La Resistenza si presenta pertanto come una tappa fondamentale dell’innesto delle grandi masse popolari nelle istituzioni e della loro partecipazione, sotto la guida del “partito nuovo”, al processo di costruzione della democrazia postfascista. Ma il coinvolgimento delle masse nella Resistenza non è un aspetto specificamente italiano, bensì un dato generalizzato della realtà europea, che rappresenta il fatto nuovo e caratterizzante della seconda guerra mondiale. Di qui l’importanza fondamentale che lo studio della Resistenza nella scuola acquista per la conoscenza della storia contemporanea e per l’educazione civica delle giovani generazioni, nell’ottica di una nuova identità nazionale ed europea. A questi temi e a quelli collegati della continuità e del cambiamento nel passaggio dall’Italia fascista all’Italia democratica Ragionieri avrebbe dedicato non solo gran parte della riflessione storica dei suoi ultimi anni, ma anche un’intensa attività di organizzazione culturale all’interno dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia.


  • Paola Ferrazza La mobilitazione civile in Italia 1940-1943 pubblicato sul numero 214 di Italia contemporanea, marzo 1999 Abstract: L’organizzazione della mobilitazione civile e del fronte interno ebbe inizio negli anni venti e proseguì sino alla caduta del fascismo. La pronta mobilitazione delle risorse economiche, alimentari, umane e "spirituali" venne a lungo programmata e mai realizzata. Allo scoppio della guerra la mobilitazione dei civili apparve superflua; a partire dalla metà del 1941 divenne necessaria ma non ancora predisposta all’avvio; solo nel 1942 venne mobilitata una parte della popolazione. Anche l’organizzazione del fronte interno fu a lungo trascurata. Lo Stato si limitò ad inasprire le leggi penali per far rispettare un’inesistente disciplina di guerra. La perdita di controllo sulle dinamiche dei prezzi e dei salari generò un fenomeno di ampia mobilità nel mercato del lavoro, cui si tentò di porre rimedio tramite i decreti del duce di mobilitazione civile. L’economia di guerra fece esplodere contemporaneamente un fenomeno di rigidità nel mercato del lavoro italiano, pericolosamente carente di manodopera specializzata. I numerosi tentativi del ministero delle Corporazioni e dell’ex Commissariato per le migrazioni e la colonizzazione di gestire l’esiguo numero dei lavoratori qualificati fallirono continuamente. Secondo le fonti ufficiali, nell’ottobre del 1942 il numero dei mobilitati raggiunse i due milioni e mezzo con oltre 180.000 precettati civili. Nel dicembre dello stesso anno i mobilitati superarono i cinque milioni. Tuttavia la mobilitazione non era avvenuta secondo gli ambiziosi progetti fascisti. Con il presente saggio si propone una ricostruzione ed una riflessione sulle diverse fasi e sulle evidenti contraddizioni della programmazione e della gestione della mobilitazione civile durante i primi tre anni della guerra.


  • Patrizia Salvetti La massoneria italiana a Buenos Aires pubblicato sul numero 214 di Italia contemporanea, marzo 1999 Abstract: Il saggio analizza il ruolo che le logge massoniche dipendenti dal Grande Oriente d’Italia svolsero nella "colonia" degli italiani di Buenos Aires a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento fino agli anni trenta. Viene esaminata la specificità dell’associazionismo massonico all’estero rispetto alle variegate forme dell’associazionismo italiano nelle colonie di emigrati e la presenza quantitativa e qualitativa dei massoni italiani nella comunità. In particolare vengono analizzati gli obiettivi della capillare partecipazione, in ruoli generalmente direttivi, dei massoni nelle associazioni, nei giornali e nella vita della "colonia" in generale; i rapporti con il Grande Oriente d’Italia e con la massoneria argentina e la collocazione sociale, economica e politica dei massoni. L’ipotesi da cui si è partiti è che la massoneria italiana a Buenos Aires abbia in buona misura controllato e condizionato la vita della "colonia", almeno fino al primo decennio del Novecento, attraverso una sua presenza organizzata nelle associazioni e nella stampa. Dalle fonti analizzate tale influenza esce confermata: i motivi vanno ricercati principalmente nelle caratteristiche dell’emigrazione italiana di Buenos Aires e nel ruolo di élite politico-intellettuale che la massoneria italiana vi svolse. La presenza dei singoli massoni nei numerosissimi sodalizi e nei numerosissimi periodici italiani, ma soprattutto nel quotidiano italiano più diffuso della città, "La Patria degli italiani", non risulta frutto di scelte individuali. Dalle fonti emerge infatti l’esistenza di un progetto politico e pedagogico della massoneria italiana della città, contraddistinto dall’ambizione di "esportare" le idee universali della massoneria (laicità, anticlericalismo, positivismo, liberalismo) più o meno radicaleggianti, nel mondo "profano" all’esterno delle chiuse logge. Il "periodo d’oro" della massoneria italiana agli inizi del Novecento cominciò a tramontare; in seguito, l’avvento del fascismo e l’eliminazione della massoneria in Italia portarono a un ulteriore ridimensionamento della massoneria italiana di Buenos Aires. Il Grande Oriente d’Italia si trasferì in esilio in Francia e la massoneria italiana della capitale argentina perse gradualmente molta della sua identità. Tuttavia, la difficoltà del regime fascista a fare breccia nella "colonia" con i suoi nuovi valori, dimostra quanto fossero duri a morire i contenuti libertari e democratici che erano penetrati nell’associazionismo italiano di Buenos Aires, anche grazie alla massoneria italiana della città.

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