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Abstracts della rivista

Abstract del numero 222, marzo 2001
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  • Donatella Alesi “La Donna” 1904-1915. Un progetto giornalistico femminile di primo Novecento pubblicato sul numero 222 di Italia contemporanea, marzo 2001 Abstract: Dopo aver analizzato le vicende editoriali della rivista femminile illustrata "La Donna", fondata a Torino nel dicembre del 1904 come supplemento dei quotidiani "La Stampa" e "La Tribuna" e poi pubblicata autonomamente come magazine quindicinale, l’articolo illustra i principali temi proposti dalla testata durante l’età giolittiana, mettendo in evidenza le peculiarità di un esperimento nato dal processo di modernizzazione della stampa italiana dell’età liberale e dall’autorevolezza politica e culturale di un’esponente del movimento emancipazionsta torinese come Marianna Clelia Abate Arcostanzo, nota anche con lo pseudonimo di Donna Maria. Nella prospettiva del rovesciamento del modello ottocentesco della stampa destinata alle donne, l’articolo descrive le principali linee di un progetto giornalistico mirato alla valorizzazione della moderna immagine delle italiane nelle professioni e nelle arti. L’articolo si sofferma, infine, sul ruolo svolto dalla rivista nel dibattito politico e teorico del movimento emancipazionista italiano nel primo decennio del Novecento.


  • Maria Casalini I socialisti e le donne. Dalla “mobilitazione pacifista” alla smobilitazione postbellica pubblicato sul numero 222 di Italia contemporanea, marzo 2001 Abstract: Quali le conseguenze della prima guerra mondiale nella percezione delle differenze di genere nella mentalità collettiva? E in particolare quali i riflessi delle trasformazioni indotte dal conflitto nel messaggio dei socialisti alle donne? Questi i principali interrogativi a cui il saggio tenta di dare una risposta, mettendo innanzitutto in risalto la complessità della congiuntura bellica, che, lungi dal presentarsi come una scontata, univoca esperienza di "emancipazione" dai tradizionali ruoli femminili, rappresenta un momento di particolare complessità per quanto riguarda la dialettica delle relazioni di genere. Il linguaggio politico ne costituisce senza dubbio uno specchio esemplare, e l’approccio metodologico adottato si propone una decodifica, dietro gli slogan di facciata, dei suoi significati più profondi, svelando il rapporto spesso oppositivo che intercorre tra realtà e rappresentazione. In quest’ottica, una rivisitazione dell’universo socialista, attraverso uno spoglio della stampa di partito e in particolare dell’organo femminile "La Difesa delle lavoratrici" — la cui vicenda riveste un’importanza centrale —, offre l’occasione di verificare sia la "tenuta" dello stereotipo della "naturale" avversione delle donne verso le imprese militari di qualsiasi natura esse siano, che le sue evidenti smagliature nella pratica. Ma costituisce anche un ottimo punto di osservazione del processo di manipolazione dell’immagine delle differenze sessuali da parte del linguaggio socialista, che, con contenuti diversi di volta in volta — ora esaltando il valore della maternità, ora stigmatizzando lo "snaturamento" della femminilità operato dalla guerra — riflette la forte accelerazione impressa dalla congiuntura bellica a un latente conflitto all’interno della classe operaia.


  • Marco Fincardi I reduci risorgimentali veneti e friulani pubblicato sul numero 222 di Italia contemporanea, marzo 2001 Abstract: Teatro di numerose battaglie contro l’esercito asburgico e con un consistente contingente di esuli politici, il Veneto – con aggregata la provincia friulana di Udine – è stato tra le ultime regioni dove il processo di risorgimentale è giunto a conclusione. Subito dopo il plebiscito per l’annessione al Regno d’Italia, la classe dirigente regionale si è contraddistinta per un culto particolarmente intenso della memoria del Risorgimento, sia con la promozione e la gestione della Società di Solferino e S. Martino, con sede a Padova, sia con la collocazione di cippi, lapidi e ossari nei luoghi dov’erano avvenute battaglie e sollevazioni popolari antiaustriache. A celebrare il trascorso ventennio di mobilitazioni per l’unificazione nazionale non sono stati solamente notabili liberali, ma in primo luogo le associazioni di mutuo soccorso dei combattenti e dei perseguitati, sempre alla guida delle cerimonie patriottiche. Di particolare prestigio godevano i sodalizi di veterani della rivoluzione del 1848 e della resistenza di Venezia all’assedio di Radetzky nel 1849, attenti a distinguersi come generazione, rispetto ai combattenti delle successive guerre, dal 1859 al 1870. Talvolta questi circuiti associativi si caratterizzavano per una dominanza paternalistica dell’elemento notabilare moderato, specialmente tra i veterani del 1848-1849; in tal caso, come accadeva a Padova, tendevano a isolarsi come clientele locali. Altre volte divenivano invece un importante veicolo di politicizzazione, intensificando relazioni solidaristiche con altre forme di associazionismo popolare e costruendo collegamenti con altre associazioni di reduci, a livello regionale e nazionale, orientandosi in senso democratico. Tutte hanno percorso le associazioni di ex militari, che dal secolo successivo hanno goduto di ampia fortuna nel Veneto e in genere nell’area subalpina.

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