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Abstracts della rivista

Abstract del numero 267, giugno 2012
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  • Gianmario Leoni I giovani comunisti e "il partito". La Fgci dal 1956 al 1968 pubblicato sul numero 267 di Italia contemporanea, giugno 2012 Abstract: La Federazione giovanile comunista italiana (Fgci) ha costituito, almeno nelle intenzioni, uno strumento importante per conquistare i giovani alla linea politica del Pci nell’immediato secondo dopoguerra, così come in generale tutte le organizzazioni giovanili lo sono state per gli altri partiti di massa. Il saggio analizza il dibattito interno all’organizzazione giovanile comunista nel periodo tra il 1956 e il 1968, mettendo in evidenza anche gli elementi di originalità rispetto ai temi prevalenti fra gli "adulti"; non molti, in realtà, in un contesto dove l’adesione ideale alla linea politica del partito è solo di rado messa in discussione. A farla da padrone sono i grandi temi ideologici e strategici della "via italiana al socialismo", ma non mancano elementi di riflessione più specifici sul mondo giovanile sia in relazione ai primi sintomi di protagonismo politico dei giovani (come nel luglio 1960) sia in riferimento ai mutamenti sociali e degli stili di vita e di consumo seguiti al "miracolo economico".

    L’articolo è disponibile alla pagina: Franco Angeli Edizioni - I giovani comunisti e "il partito". La Fgci dal 1956 al 1968


  • Tommaso Nencioni Un capitolo di storia della sinistra italiana Riccardo Lombardi, Lelio Basso e la crisi del Partito d’azione pubblicato sul numero 267 di Italia contemporanea, giugno 2012 Abstract: L’autore individua nel 1947 un anno di svolta nella lotta politica italiana e internazionale. Nell’ambito della sinistra, questo decisivo tornante sanziona tanto il passaggio all’opposizione dei partiti del movimento operaio con l’affermarsi del centrismo degasperiano, quanto, all’interno di quel campo, l’egemonia comunista. Questi fattori sono allo stesso tempo causa ed ef- fetto di profondi mutamenti nella galassia socialista. Sempre nel 1947 il Partito socialista italiano (Psi) inizia un percorso che lo porterà a una netta cesura sia con la tradizione prefascista, sia con le socialdemocrazie europee, e dunque alla costituzione insieme al Pci, in vista delle elezioni del 1948, del Fronte popolare. Infine, in quell’anno giunge a maturazione la definitiva crisi di un altro dei soggetti politici che, da sinistra, aveva contribuito all’abbattimento del fascismo: il Partito d’azione (Pd’a), la maggioranza del cui gruppo dirigente andrà a ingrossare proprio le file del Psi. Attraverso la ricognizione di come Riccardo Lombardi, ultimo segretario azionista, e Lelio Basso, allora segretario socialista, agirono nel corso di quei tumultuosi eventi, l’Autore intende gettare luce su alcuni aspetti di lungo periodo delle relazioni interne al campo della sinistra in Italia.

    L’articolo è disponibile alla pagina: Franco Angeli Edizioni - Un capitolo di storia della sinistra italiana Riccardo Lombardi, Lelio Basso e la crisi del Partito d’azione


  • Gian Paolo Ghirardini Il fascismo repubblicano in Valtellina pubblicato sul numero 267 di Italia contemporanea, giugno 2012 Abstract: Il saggio tratta dell’esperienza del fascismo repubblicano in Valtellina, inserendola nel contesto della seconda guerra mondiale, dell’occupazione tedesca, del collaborazionismo economico e della Resistenza partigiana. Intende così colmare un vuoto della storiografia che, di quel periodo, si è limitata a prendere in esame, peraltro separatamente, la questione della progettazione in provincia di Sondrio di un Ridotto alpino repubblicano e le vicende locali della Resistenza partigiana. Sono studiate le componenti del fascismo repubblicano valtellinese e la dialettica tra loro sviluppatasi sul piano ideologico, politico e degli orientamenti amministrativi, che di rado diede luogo a scontri frontali e fu fortemente condizionata dalla situazione economicosociale della provincia, contraddistinta da risorse insufficienti e immissione di quelle disponibili nel circuito dell’economia parallela, ammasso e distribuzione dei generi alimentari inefficienti, razionamento e disciplina dei prezzi inefficaci, mezzi di trasporto inesistenti, inadempienze e indebite appropriazioni. Nel quadro del ruolo assegnato alla Valtellina da un lato dall’amministrazione tedesca e dall’altro dalla Rsi, sono poi indagati i rapporti tra i fascisti repubblicani, le forze di occupazione tedesca e i collaborazionisti, oltre che l’atteggiamento delle forze partigiane nei confronti di ciascuno di questi tre soggetti.

    L’articolo è disponibile alla pagina: Franco Angeli Edizioni - Il fascismo repubblicano in Valtellina


  • Salvatore Cingari Liberismo e rivoluzione. Note a margine di un recente volume su Antonio Gramsci pubblicato sul numero 267 di Italia contemporanea, giugno 2012 Abstract: Lo studio tratta due temi importanti per l’interpretazione delle idee politiche di Gramsci: la componente "liberista" che caratterizza il suo pensiero fino alla conclusione della prima guerra mondiale e la compresenza della prospettiva rivoluzionaria leninista con i motivi universalistici della cultura umanistica. Innanzitutto viene ricostruita la posizione del "giovane Gramsci" sul liberismo, dal 1915 alla finale critica dell’"utopia" einaudiana, mostrando come quella posizione - eccedente rispetto alla critica di Marx del "socialismo di Stato", perché legata anche all’idealismo primonovecentesco e a istanze meridionalistiche " avesse come bersaglio non lo "Stato" in sé, ma lo "Stato" funzionale agli interessi del grande capitale monopolistico. In secondo luogo si cerca di chiarire come Gramsci ritenesse che la rottura con lo Stato borghese, favorendo l’emancipazione dei singoli soggetti attraverso una statualità non più condizionata dal particolarismo di classe, non facesse che inverare, rendendole universali e concrete, le istanze più profonde della cultura europea. Questo passaggio, peraltro essenziale, del pensiero gramsciano è tuttavia, secondo l’autore, il più problematico dal punto di vista della teoria politica.

    L’articolo è disponibile alla pagina: Franco Angeli Edizioni - Liberismo e rivoluzione. Note a margine di un recente volume su Antonio Gramsci


  • Paolo Michelutti Servitù militari e militarizzazione. Il Friuli Venezia Giulia 1949-1989 pubblicato sul numero 267 di Italia contemporanea, giugno 2012 Abstract: L’adesione al Patto atlantico nel 1949 significa per l’Italia una decisa scelta di campo nell’area delle potenze occidentali. Il contributo alla difesa comune trasforma il disegno dei confini nazionali che diventano confine dell’alleanza occidentale. Nel saggio si cerca di ricostruire la storia della militarizzazione del territorio di una regione di confine, il Friuli Venezia Giulia, attraverso l’utilizzo delle servitù militari, evidenziando come nel secondo dopoguerra la presenza militare dell’esercito italiano e delle basi Usa abbiano provocato resistenze e problematiche alla società civile e alle istituzioni. Esaurita sul finire degli anni cinquanta la protesta ideologica del movimento dei Partigiani della pace, tra gli anni sessanta e gli anni settanta è stato il movimento dei sindaci dei comuni del Friuli Venezia Giulia, guidato da motivazioni economiche, a portare alla revisione del quadro normativo sulle servitù militari con la legge 24 dicembre 1976, n. 898.

    L’articolo è disponibile alla pagina: Franco Angeli Edizioni - Servitù militari e militarizzazione. Il Friuli Venezia Giulia 1949-1989








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