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I tweet nazisti del prof. Castrucci: un caso unico ed eccezionale?

Dic 11, 2019 | Radio Milano Europa

di Maurizio Guerri
docente distaccato presso l’Istituto nazionale Ferruccio Parri

La penosa vicenda dei tweet pubblicati dal prof. Emanuele Castrucci ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Siena ha suscitato molte reazioni fino ad arrivare a coinvolgere il ministro dell’Istruzione e il presidente della Regione Toscana oltre che il rettore e il Senato accademico dell’ateneo in cui insegna il docente. Il tweet che ha reso noto il docente senese al grande pubblico è il seguente: «Vi hanno detto che sono stato un mostro per non farvi sapere che ho combattuto contro i veri mostri che oggi vi governano dominando il mondo». Il tweet è accompagnato da una tristemente famosa fotografia che ritrae Adolf Hitler in compagnia della cagna Blondi. Quindi, abbiamo una aperta difesa della figura e dell’operato di Hitler, dall’altro un attacco ai «mostri» che oggi «governano dominando il mondo». Chi siano quei «mostri» che avrebbero ingiustamente finito per dipingere come un mostro il povero Adolf Hitler lo scopriamo quando il prof. Castrucci ci rivela che si tratta degli «usurai (nasoni)».
Ma a proposito degli «usurai (nasoni)» e degli altri «mostri» che oggi governano il mondo, più approfondite spiegazioni sono accessibili a chiunque abbia la pazienza e lo stomaco di scorrere i tweet che precedono questo del 30 novembre. Passando in rassegna i tweet suoi e i commenti degli adepti si scivola in un baratro piuttosto impressionante: antisemitismo, razzismo, apologia del nazismo, omofobia e diverse varianti di complottismo – primo fra tutti quelli messi in atto dal «giudeoamericanismo», il progetto di «sostituzione etnica» ecc. – si susseguono con un’insistenza e con una pervicacia inquietante.

Com’è noto il rettore di Siena dopo un primo passo in cui addebita al prof. Castrucci la piena «responsabilità» di affermazioni fatte a «titolo personale», poche ore dopo arriva a «condannare con fermezza» le «vergognose esternazioni» del prof. Castrucci e preannuncia una serie di provvedimenti che sono puntualmente arrivati.
Nella scia di quanto accaduto bisogna notare il sostanziale e assai significativo silenzio delle figure politiche e degli organi di stampa della destra italiana. Le affermazioni di Castrucci sono così esplicite in merito alla natura nazista, fascista, antisemita, razzista e omofoba da non lasciare spazio alle solite difese d’ufficio in cui la destra italiana tuona contro la repressione della “voce fuori dal coro” di turno. Anche la rivista «Primato nazionale» di cui Castrucci è editorialista non mi pare abbia pubblicato alcunché a difesa del docente.
A propria difesa, invece, il prof. Castrucci argomenta con due Tweet (1° dicembre): il primo in cui afferma «che Hitler, anche se non era certamente un santo, in quel momento difendeva la civiltà europea». Qualora ce ne fosse bisogno vale la pena di ricordare che se l’Europa è stata ridotta a un lugubre cumulo di cadaveri e se dalla guerra è uscita in macerie  – sia a livello materiale, sia sul piano spirituale – è soprattutto a causa della politica tedesca; inoltre, occorre ribadire che il pangermanesimo nazionalsocialista auspicava non un’unificazione e a una valorizzazione della civiltà europea, ma un dominio assoluto della Germania nella cui cornice molti popoli europei – i mediterranei, gli slavi – avrebbero svolto la funzione di schiavi, altri popoli – ebrei e nomadi – sarebbero stati direttamente eliminati. Evidentemente, questa è l’idea di Europa che sostiene e auspica il prof. Castrucci.

Nel secondo tweet di difesa, il tono muta profondamente: «Mi limito a dichiarare che le opinioni da me espresse (sempre rigorosamente al di fuori della mia attività didattica), lungi dal rappresentare alcuna forma di incitazione all’odio o alla violenza, consistono in semplici giudizi storiografici. Tali giudizi non toccano peraltro in alcun modo la questione del negazionismo o del revisionismo storico, su cui non mi sono mai espresso, come è senz’altro possibile riconoscere se si ha la pazienza di esaminare uno per uno, diradando il polverone che si è attualmente sollevato, i singoli tweet che mi vengono contestati. Le frasi da me pronunciate rientrano come tali nell’ambito delle convinzioni personali non violente, e trovano tutela nel principio di libertà di pensiero e di espressione garantito ad ognuno ed esplicitamente richiamato nella Costituzione».

Gli aspetti più inquietanti di questa “autodifesa” sono almeno due:
1) il prof. Castrucci esprimerebbe «opinioni» che sarebbero «al di fuori» della sua «attività didattica» e che inoltre, tiene a sottolineare, non sarebbero forme di «incitazione all’odio o alla violenza», ma consisterebbero di «semplici giudizi storiografici». Da un lato il docente si appella alla libertà di scrivere quel che vuole, scriteriatamente e in modo del tutto differente rispetto a quanto sostiene nel corso delle sue lezioni nelle aule universitarie («opinioni»), dall’altro il contenuto di queste stesse «opinioni» equivarrebbe a «giudizi storiografici», quindi appunto a considerazioni condivise da una comunità di studiosi. Il che è palesemente falso. Altro aspetto: condividere contenuti filofascisti e filonazisti – quindi di posizioni politiche che hanno fatto della violenza, del terrore, delle stragi e degli stermini i loro principali mezzi di “argomentazione” politica – e poi appellarsi alla «nonviolenza» delle proprie affermazioni è davvero vile oltre che insostenibile. Salvo che la «violenza» si dia solo quando gli squadristi manganellano a sangue un oppositore e la «nonviolenza» equivalga invece all’elogio delle prodezze di Hitler in Europa o al vomitare odio contro ebrei e altre “razze inferiori” o ancora condividere su un social network consunte vignette antisemite.
2) In questo quadro, il prof. Castrucci si appella alla Costituzione che difende la «libertà di pensiero e di espressione» e che quindi difenderebbe anche i suoi “giudizi”. Tutto questo è giusto fino a un certo punto, visto che la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione esprime dichiaratamente l’antifascismo della repubblica italiana e quindi implicitamente difende tutte le posizioni politiche possibili, tranne quelle che sono riconducibili all’ideologia del disciolto partito fascista.

Castrucci è studioso e traduttore di Carl Schmitt e del giurista tedesco quindi conosce molto bene l’idea di «costituzione politica» che caratterizza il pensiero teorico-giuridico schmittiano. Occorre sottolineare che proprio il pensiero di Schmitt entra negli articoli della Costituzione italiana grazie a uno dei maggiori costituzionalisti italiani, Costantino Mortati, che partecipò al lavoro della Costituente e che tra l’altro è stato uno dei primi e maggiori studiosi del pensiero di Schmitt. In che modo un aspetto importante della dottrina schmittiana entra nella Costituzione italiana? In estrema sintesi, si può dire che per Schmitt il diritto non è percorso da un’intrinseca razionalità ma è contingente e orientato. Anche una costituzione deve essere orientata. L’esplicitare l’orientamento di una costituzione permette di produrre uno strumento giuridico che consente di evitare ciò che è stato possibile nel perimetro della costituzione weimariana, ovvero che un partito che dichiara e opera apertamente contro la costituzione – il partito nazionalsocialista – possa essere legittimamente eletto dai tedeschi. Affermare, secondo Schmitt, che una costituzione è contingente e orientata politicamente equivale a dire che conserva in sé una decisione fondamentale e quindi porta in ogni sua parte in modo diretto o indiretto il segno della storia – in particolare del conflitto – da cui è nata. Tutto questo a sua volta significa che una costituzione non è uno strumento giuridico neutrale, ma, appunto, orientato politicamente attraverso l’individuazione di un nemico. Nello specifico, i nemici della Repubblica italiana individuati dalla Costituzione sono due: in primo luogo il partito fascista (XII disposizione transotoria finale) e in secondo luogo i Savoia (XIII disposizione transotoria finale).

A ben vedere, una voce a destra si è fatta sentire; si tratta di quella di Francesco Maria Del Vigo che su «il Giornale» del 4 dicembre 2019 scrive un articolo indignato in cui si invoca a gran voce il licenziamento del docente. Ma come si intuisce fin dal titolo Zittiamo i cattivi maestri. Ma tutti, il prof. Castrucci svolge solo il ruolo di vittima sacrificale, visto che viene vilmente immolato da Del Vigo sull’altare del più becero anticomunismo: «devono essere sanzionati tutti i docenti che sui social network o (peggio ancora) nelle aule scolastiche inneggiano e difendono gli scempi del comunismo».
Non è il caso di addentrarsi nella sciagurata e storicamente molto poco difendibile risoluzione sulla «Memoria europea», in cui tra l’altro un parlamento vorrebbe stabilire attraverso uno strumento politico che cosa sia «verità storica». Quale sia il risultato lo si evince non solo dalle parole di Del Vigo, ma anche dal caso di Civitanova Marche di cui si è parlato nei precedenti articoli usciti in questa rubrica: un nuovo inaccettabile tentativo di porre sullo stesso piano la Costituzione nata dalla guerra di Resistenza e il fascismo.

Non so se il licenziamento del prof. Castrucci possa essere il provvedimento più equo e opportuno, ma se ciò dovesse accadere – come tutti invocano con grande decisione – o se altri gravi provvedimenti dovessero essere presi nei suoi confronti, allora si dovrebbe intervenire con altrettanta durezza nei confronti di tutti coloro che – in spregio alla Costituzione e alla democrazia della Repubblica italiana – operano quotidianamente attraverso l’attività di partiti politici e associazioni, pubblicazioni cartacee e on line alla diffusione delle stesse idee fasciste, antisemite e razziste per le quali oggi tutti – persino Del Vigo – chiedono il licenziamento del docente senese. L’“errore” di Castrucci è stato quello di esprimere troppo apertamente le proprie oscene convinzioni naziste, antisemite e razziste, nominando Hitler, utilizzando l’espressione «gli usurai nasoni» e tutto il resto dello stomachevole repertorio della peggiore “tradizione” fascista. Ma quelle stesse posizioni sono pubblicamente portate avanti con sempre maggiore insistenza da uomini politici della Lega, di Fratelli d’Italia e pure dei Cinque Stelle (si veda il caso del senatore Lannutti) e da giornalisti in modo solo leggermente meno esplicito, in modo un poco più allusivo, come se tutto questo fosse sufficiente per dirsi rispettosi dei principi costituzionali su cui si fonda la democrazia italiana.