Anatomia di una Repubblica – Volti e storie
Anatomia di una Repubblica – Volti e storie
Un ciclo di incontri da gennaio a giugno organizzato dall’Istituto storico di Modena
Il 1946 rappresenta per l’Italia e per l’Europa l’inizio di una fase storica fondante, che impone necessità e sfide inedite. Alla conclusione del Secondo conflitto mondiale, segnato dalle più grandi stragi umanitarie mai conosciute, emerge l’urgenza di costruire una giurisprudenza internazionale che metta al centro la cultura del rispetto e i diritti umani, come risposta necessaria alle deportazioni e agli stermini delle dittature. Inizia così una riflessione strutturata sulla creazione di organismi internazionali che si facciano garanti della pace.
Per l’Italia, l’uscita dalla guerra significa innanzitutto edificare nuove istituzioni democratiche. Dopo vent’anni di dittatura, il diritto di voto viene ripristinato a suffragio universale: tra marzo e giugno, italiani e italiane tornano alle urne per eleggere i propri organi amministrativi. In questo scenario emergono nuove protagoniste femminili: le donne come elettrici ed elette in un percorso di emancipazione lungo e difficile, ma anche la stessa Repubblica, intesa sia come forma di governo sancita dal referendum popolare, sia come percorso storico che, dall’ideale mazziniano e dalla «Repubblica immaginata» ottocentesca porta alla rinascita democratica fino all’adesione dell’Italia al processo di integrazione europea.: le donne, elettrici ed elette in un percorso di emancipazione lungo e difficile.
Il cuore di questa svolta è il 2 giugno 1946, data del referendum sulla forma dello Stato. Il voto popolare sancisce la nascita della Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Carta costituzionale. Quel giorno segna la fine della guerra e l’inizio di una nuova storia nazionale, ricca di speranze ma anche di contraddizioni Con la fine del conflitto mondiale si apre un periodo di transizione, ma anche di sperimentazione di fenomeni partecipativi e di pratiche di democrazia sia in Italia sia negli altri paesi. In un Paese diviso e ancora devastato dalla guerra, italiani e italiane sono chiamati a cooperare alla fondazione di una idea di cittadinanza repubblicana che trova nella Costituzione una delle massime espressioni.
“Propugnare una democrazia reale e non formale vuol dire tendere ad una radicale, profonda e necessaria trasformazione della struttura dello Stato”, scrive Norberto Bobbio proprio nel 1946. Ottant’anni dopo, mentre persistono conflitti in territori a noi vicini, questo obiettivo appare ancora attuale. Il ciclo di incontri realizzato da Istituto storico di Modena e Europe Direct di Modena, in collaborazione con Regione Emilia Romagna, si propone quindi di individuare gli elementi di lungo periodo della Seconda guerra mondiale, interrogandosi su cosa sia rimasto di quelle strategie di ricostruzione e quali cambiamenti siano avvenuti in otto decenni di storia repubblicana.