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La Resistenza degli internati militari italiani. Una storia di tutti

Di Bundesarchiv, Bild 101I-177-1459-32 / Cuno / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de, Collegamento

17-18 novembre 2023
 Sala Consiliare “Enrico Dalfino” Comune di Bari

La Resistenza degli internati militari italiani. Una storia di tutti

Programma

Venerdì 17 NOVEMBRE

APERTURA DEI LAVORI

Presiede Carlo Spagnolo (Università di Bari)
h. 15-  Saluti
Antonio De Caro, Sindaco di Bari
Michele Emiliano, Presidente Regione Puglia
Stefano Bronzini, Magnifico Rettore Università di Bari
Pasquale Martino, Presidente ANPI provinciale Bari

h. 15.30 – Keynote speech – Nicola Labanca (Università di Siena) – Gli Internati militari italiani come Resistenti. La lunga strada del riconoscimento: storiografia, memoria, discorso pubblico

Prima sessione: L’internamento militare: esperienze individuali e collettive. Quadri generali e nuove ricerche
Presiede Enzo Fimiani (Università G. D’Annunzio – Chieti/Pescara)

h.16.20 – Luciano Zani (Università di Roma La Sapienza)
Ufficiali, sottufficiali, soldati: esperienze a confronto

h. 16.40 – Giovanni Cerchia (Università del Molise)
Una prospettiva territoriale: gli Imi provenienti dalle regioni meridionali

h. 17.00  Maria Teresa Giusti (Università G. D’Annunzio – Chieti/Pescara e Vice-Presidente dello IASRIC, Istituto Abruzzese per la Storia della Resistenza e dell’Italia Contemporanea) Le diverse prigionie degli IMI

h. 17.20 – Pausa Caffè

h. 17.40 Federico Goddi (Università di Roma, La Sapienza)
Dopo la strage: l’internamento dei militari della Divisione Acqui

h. 18.00 – Discussione

h. 18.45 – Fine dei lavori

Sabato 18 NOVEMBRE

Seconda sessione: Gli Internati militari tra memoria pubblica e testimonianza
Presiede Filippo Focardi (Università di Padova- Istituto nazionale Ferruccio Parri)

h. 9.30 – Mario Avagliano  Diari, testimonianze, memorie: da “L’altra Resistenza” di Alessandro Natta ad oggi

h. 9.50 – Amedeo Osti Guerrazzi (Università di Padova) Le testimonianze degli Imi e il progetto “Le vittime italiane del nazionalsocialismo. Le memorie dei sopravvissuti. Conoscere, ricordare, diffondere”

h. 10.10 – Gabriella Gribaudi (Università di Napoli) Memorie e testimonianze degli Imi al Sud

h. 10.30 – Vito Antonio Leuzzi (Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea)
Gli Internati militari pugliesi

h. 10.50 – Marco Mondini (Università di Padova) Gli Internati militari italiani nei discorsi del Presidente della Repubblica, da Ciampi a Mattarella

h. 11.10 – Pausa Caffè

h. 11.30 – Discussione

h. 12.30 – Interventi conclusivi del Presidente nazionale ANPI Gianfranco Pagliarulo e del Presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri Paolo Pezzino

h. 13.00 – Fine dei lavori

Il convegno è promosso dall’ANPI e dall’Istituto nazionale Ferruccio Parri col patrocinio del Comune di Bari, della Regione Puglia e dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”

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NOTA ILLUSTRATIVA DEL CONVEGNO A CURA DI CARLO GHEZZI, VICE PRESIDENTE NAZIONALE VICARIO ANPI:

Nell’ambito delle iniziative tese a celebrare l’Ottantesimo anniversario della Resistenza l’ANPI, organizza a Bari nelle giornate del 17 e 18 novembre p.v. un convegno nazionale su “La Resistenza degli Internati militari Italiani. Una storia di tutti”.
L’incontro, che si avvale del contributo di importanti studiosi, intende approfondire la drammatica condizione vissuta dagli Internati militari Italiani e il loro originale contributo alla Resistenza come all’impegno militare degli Alleati anglo-americani profuso nella sconfitta del nazi-fascismo nel corso del secondo conflitto bellico mondiale.
La sottoscrizione dell’armistizio dell’otto settembre del 1943 seguito dalla fuga del Re Vittorio Emanuele III da Roma, dall’imbelle comportamento delle classi dirigenti del paese e delle più alte autorità militari lasciarono letteralmente allo sbando oltre 700.000 soldati italiani dislocati sui diversi fronti di guerra che vennero prontamente catturati da un numero assai limitato di soldati tedeschi che posero loro un drastico quesito: “Arruolarsi nelle forze armate della nascente Repubblica Sociale Italiana o arrendersi consegnando le proprie armi per finire internati nei lager del Reich?”
Ben 650.000 militari italiani scelsero la seconda opzione e si incamminarono lungo un drammatico percorso fatto di prigionia, di sopraffazioni, di lavori forzati, di umiliazioni che si sono susseguiti fino alla sconfitta del nazi-fascismo della primavera del 1945.
Furono più di 50.000 coloro che non sopravvissero a questo calvario.
Il loro contributo alla Resistenza e alla avanzata degli Alleati che risalivano la penisola è stato straordinario e si può compiutamente valutare quanto sangue sarebbe stato versato e quanti ulteriori sacrifici sarebbe potuta costare alle forze che hanno liberato l’Italia una scelta diversa da parte di coloro che decisero di venire internati se avessero invece accettato di diventare dei militari repubblichini.
Nel corso degli anni il loro contributo alla Resistenza non è stato adeguatamente valutato e valorizzato; gli studi su di loro sono risultati parziali quando non proprio insufficienti. In tale contesto l’ANPI intende offrire un proprio contributo.
Nel corso dei decenni si è progressivamente approfondito, a partire dalla funzione svolta nella Resistenza da coloro che hanno combattuto con le armi in pugno, il grande ruolo svolto anche dalla altre forme di mobilitazione e di lotta: dai Gruppi di difesa della donna al Fronte della Gioventù, dai grandi scioperi operai del ’43 e del ‘ 44 a coloro che difesero gli impianti dalla furia dei nazisti in fuga, dal contributo dato dall’esercito che si schierò dalla parte giusta pagando prezzi terribili come quelli pagati a Cefalonia al lavorio dei Comitati di Liberazione Nazionale operanti nelle fabbriche, nei quartieri e nelle parrocchie, alle scelte degli Internati militari.
Sono in corso numerose ricerche grandi e piccole per individuare tutti questi ultimi e per segnalare le loro dolorose scelte alle presenti e alle future generazioni. Le terre d’origine dei 650.000 internati militari italiani coprono tutto il territorio nazionale, non vi è un piccolo comune o un quartiere che non abbIa visto la nascita di qualcuno di loro.
Il ricordarli sia collettivamente che individualmente è un grande contributo a ricostruire la storia della nostra democrazia e al tempo stesso rappresenta un monito perché gli orrori che hanno vissuto non abbiano più a ripetersi.