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Abstracts della rivista

Abstract del numero 231, giugno 2003
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  • Giuseppe Maione Spesa pubblica o consumi privati? Verso una re-interpretazione dell'economia italiana postbellica pubblicato sul numero 231 di Italia contemporanea, giugno 2003 Abstract: È diffusa l’opinione secondo la quale l’economia italiana postbellica sarebbe stata caratterizzata da una crescita impetuosa, ma viziata da serie distorsioni. In luogo dei consumi "civili" e socialmente rilevanti, quali ospedali, scuole, trasporti pubblici, avrebbero avuto eccessivo rilievo i consumi privati, e in particolare quelli definiti come "opulenti", vale a dire automobili, elettrodomestici, case di proprietà. In realtà è possibile dimostrare, sulla base di un confronto con altri paesi europei, che l’Italia degli anni cinquanta e sessanta fu il fanalino di coda nello sviluppo di settori che a buon diritto possono essere considerati come "moderni", in quanto comparti trainanti in tutte le economie evolute. E che soltanto con un ritardo di dieci o venti anni essa ha potuto allinearsi, su questo terreno, con i partner della Cee. È forse lecito ipotizzare che gli squilibri sociali e l’instabilità politica che hanno segnato la nostra storia del dopoguerra abbiano a che vedere con tale ritardo economico e produttivo.


  • Marco Delfiol Due compagnie per una bandiera. La ripresa dell'aviazione commerciale italiana, luglio 1943-settembre 1946 pubblicato sul numero 231 di Italia contemporanea, giugno 2003 Abstract: Partendo da una rapida panoramica sulla nascita, sviluppo e impiego in guerra dell’aviazione commerciale italiana, il saggio analizza in dettaglio le vicende che fra il 1943 ed il 1946 hanno caratterizzato la rinascita di questo settore. Contrariamente a quanto avvenuto in altri paesi, nel secondo dopoguerra in Italia si è assistito al completo smantellamento delle società di trasporto aereo del periodo prebellico. Al loro posto vennero costituite ben due nuove società a partecipazione statale, formate l’una con capitale americano (Linee aeree italiane), l’altra con capitale inglese (Alitalia). Si trattò di una scelta fallimentare sul piano economico come su quello operativo: lo Stato italiano fu costretto a finanziare sia la liquidazione delle vecchie compagnie aeree (ex Ala littoria e Lati), sia la costituzione delle nuove; nella gestione pratica le due società si ritrovarono in concorrenza e sottodimensionate per poter reggere il confronto internazionale, e nel giro di dieci anni la loro fusione nella Alitalia Linee aeree italiane si rivelò una scelta obbligata. Attraverso una ricca documentazione archivistica, il saggio fornisce una primissima ricostruzione dei retroscena di questa vicenda, a partire dai numerosi personaggi che vi presero parte. Innanzitutto il generale Pietro Piacentini - l’unico ministro dell’Aeronautica che tentò di impostare una razionale ripresa dell’aviazione commerciale -, il personale superstite delle vecchie società riunito in chiassose assemblee e in un sindacato debole, infine il direttore generale dell’Aviazione civile che, con il suo dubbio comportamento, ostacolò la rinascita delle vecchie compagnie per appoggiare la costituzione del gruppo italoamericano e diventarne il direttore generale.


  • Raoul Pupo Tempi nuovi, uomini nuovi. La classe dirigente amministrativa a Trieste 1945-1956 pubblicato sul numero 231 di Italia contemporanea, giugno 2003 Abstract: Il saggio studia il dibattito politico a Trieste nel secondo dopoguerra, muovendo dalla sottolineatura dell’assoluta particolarità della situazione giuliana del tempo. Sino al 1954 infatti l’appartenenza statuale della città rimase incerta e nel frattempo il territorio continuò a venir amministrato da un Governo militare alleato. Ciò alterò completamente i ritmi della ricostruzione del sistema democratico e incise profondamente sulle modalità di impianto dei partiti antifascisti. La chiave di lettura prescelta è quella dell’analisi della classe dirigente amministrativa, composta dapprima dai membri degli organi consultivi designati dallo stesso Gma e poi dai consiglieri comunali e provinciali eletti nel 1949, nel 1952 e nel 1956. La ricognizione puntuale sui passaggi attraverso i quali si realizzò l’affermazione del nuovo ceto politico offre lo spunto per discutere i principali nodi della lotta politica nell’area giuliana: la competizione nazionale e quella per l’egemonia tra le forze filoitaliane. In questo modo però, il campo d’indagine iniziale necessariamente si allarga: infatti nelle istituzioni elettive è ravvisabile abbastanza presto un processo di sostituzione della tradizionale élite dirigente triestina con il nuovo personale politico espresso dai partiti antifascisti, un processo tuttavia che rimase incompleto perché non si estese, sino a quando durò il Gma, ai centri di potere economici e finanziari. I partiti di governo riuscirono a completare il loro progetto di rinnovamento solo allorché, dopo il ritorno dell’amministrazione italiana, poterono finalmente schierare al loro fianco le istituzioni dello Stato.

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