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La tassazione del lavoro e il finanziamento della spesa pubblica in Italia (1960-90) di Paolo Bozzi pubblicato su Italia Contemporanea n. 310 , aprile 2026

Tra il 1970 e il 1990 la spesa pubblica in rapporto al Pil aumentò dal 19,4 al 38,4%, escludendo la spesa per interessi. Nello stesso tempo, la pressione fiscale (erariale e contributiva) passò dal 25,4 al 34,7% del Pil a seguito della nuova imposta progressiva sui redditi introdotta nel 1973. Un’ampia letteratura ha sottolineato come tale aumento delle entrate sia stato principalmente sostenuto dai lavoratori dipendenti. L’articolo contribuisce al dibattito sulla distribuzione del carico fiscale tra redditi da lavoro dipendente e altri tipi di redditi. In primo luogo, ricostruisce il dibattito in ambito economico e istituzionale che giustificò lo spostamento della pressione fiscale sul lavoro, per salvaguardare la capacità di risparmio e di accumulazione di capitale, ritenuta fondamentale per lo sviluppo economico del paese. In secondo luogo, l’articolo offre una nuova ricostruzione quantitativa del carico fiscale sostenuto dal lavoro dipendente e dagli altri redditi, mostrando come lo squilibrio sia stato soprattutto il prodotto dell’elevata pressione contributiva, che precedeva la riforma del 1973. Quest’ultima ha portato la pressione fiscale sui redditi da lavoro al pari di quella sugli altri redditi, sui quali, però, non pesa il costo del finanziamento del sistema sociale, pur beneficiando delle prestazioni previdenziali.

L’articolo è disponibile alla pagina: Franco Angeli Edizioni – La tassazione del lavoro e il finanziamento della spesa pubblica in Italia (1960-90)


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